venerdì 23 aprile 2010
mercoledì 21 aprile 2010
LA SALVEZZA DELLA RAI NON INTERESSA SOLO AI DIPENDENTI
| MERCOLEDÌ, 21 APRILE 2010 |
| Pagina 7 - Interni |
| "Riforma della Rai o il Pd lascerà il cda" |
| Bersani: pronti a mobilitarci, in altre aziende qualcuno avrebbe già pagato |
| Dai Democratici una proposta di legge per cambiare la governance di viale Mazzini |
| GOFFREDO DE MARCHIS |
| ROMA - Non solo Masi, Minzolini, le intercettazioni di Trani, la cancellazione dei talk show, le interferenze di Berlusconi. Pier Luigi Bersani la prende dal lato che gli sta più a cuore: la gestione aziendale. «Il punto di partenza del mio giramento di scatole è questo. La Rai continua ad autopicconarsi, le sue decisioni prescindono da qualsiasi logica d´impresa - si è lasciato andare nei colloqui privati di questi giorni parlando con gli esperti del settore - . Rinuncia alla pubblicità, per esempio, i conti in rosso. Il tutto pagato con i soldi dei contribuenti. Ma i sindaci revisori dove sono? In un´azienda normale qualcuno lì dentro avrebbe fatto una brutta fine». L´evocazione della galera fa parte naturalmente di un´intemerata espressa tra quattro mura, ma la dice lunga sulle intenzioni del segretario pd. Quando dice «fuori la politica da Viale Mazzini» sembra fare sul serio, non lancia solo uno slogan. Il Pd sta preparando in queste ore un progetto di legge per cambiare la governance Rai: cda nominato dal Parlamento e da altri organismi, amministratore delegato scelto dal cda con i due terzi. Sarà pronto in tempi brevi. «È un ddl semplice, minimo. Si può fare in fretta. Siamo di fronte a un´emergenza», spiega il responsabile comunicazione Matteo Orfini. Tappe successive già delineate. «Una tv di qualità, un´azienda ben gestita, è un tema che interessa tutti. Porteremo le nostre proposte nel Paese, mobiliteremo i cittadini. Gli italiani non possono più pagare il canone per vedere certe cose». Poi si vedrà le reazione della maggioranza. «Se faranno muro - è il ragionamento di Bersani - beh il Pd si riunirà e darà la sue indicazioni». Ossia non tirerà indietro la mano, prenderà un´iniziativa clamorosa: le dimissioni dei due consiglieri Rai indicati dai democratici. I tempi potrebbero non essere lunghissimi. «Io sono un moderato, non amo i gesti clamorosi. Ma la situazione è talmente grave che non si può fare finta di niente. Le dimissioni di Van Straten e Rizzo Nervo sono un´ipotesi da considerare», avverte Orfini. Su questo terreno Bersani troverebbe la disponibilità della minoranza. Dice Paolo Gentiloni: «Nell´epoca del conflitto d´interessi si sono già dimessi Zanda e Donzelli, l´Annunziata, l´ultimo cda ha potuto lavorare solo perché il direttore generale era Cappon. Questi sono i precendenti. Se non ci sono margini di manovra che ci stiamo a fare nel consiglio?». I consiglieri Van Straten e Rizzo Nervo non parlano, ovviamente. E sullo sfondo resta l´eterno dilemma: meglio stare fuori e lasciare il controllo della tv pubblica al centrodestra o esercitare le proprie funzioni pur tra mille difficoltà come hanno fatto sia Rizzo Nervo (con il dossier sui cattivi risultati del Tg1, ad esempio) sia Van Straten (con gli interventi per impedire le nomine stabilite a Palazzo Grazioli)? Le dimissioni avrebbero comunque un effetto dirompente. Ci sarebbe, giocoforza, una reazione del presidente di garanzia Paolo Garimberti, eletto con i due terzi delle Vigilanza, ma indicato dal Pd. «La verità è che non si può fare pluralismo in un cda dominato da Berlusconi», dice l´ex consigliere Luigi Zanda. E Orfini attacca: «Un´azienda che non rispetta neanche gli impegni delle delibere, come nel caso Ruffini, non è un´azienda». |
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