Ecco le cifre, vere, della Banca d'Italia
Welfare, le bugie del governosenza tutele 2 milioni di lavoratori
NELL'archetipo berlusconiano, il "principio della realtà immaginata" è il cuore della politica. La propaganda non lascia spazio alla verità e alla responsabilità. Neanche su una frontiera dolorosa, come la vita agra dei disoccupati e dei precari.Tutto si gioca sempre e soltanto sulla manipolazione semantica del reale e nella rimozione psicologica dei fatti. Nella "realtà immaginata" dal Cavaliere, dunque, l'Italia è il Paese che "resiste meglio di tutti gli altri alla crisi". E' la patria dell'equità sociale, dove un magnifico Welfare "copre tutti quelli che ne hanno bisogno" e dove un governo magnanimo "non lascia indietro nessuno". Da almeno due giorni Silvio Berlusconi va ripetendo queste clamorose bugie dai microfoni del servizio pubblico radiotelevisivo. Aveva cominciato due sere fa nel solito salotto di Bruno Vespa, smerciando agli italiani le "meraviglie" del nostro sistema di ammortizzatori sociali, debitamente rimpinguati dal centrodestra, al punto di garantire "a tutti, ma proprio a tutti", una degna protezione. Ha continuato ieri mattina nel felpato studio di "Radio anch'io", smentendo il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, "colpevole" di aver sostenuto l'esatto contrario solo sette giorni fa. "La sua informazione sui precari - lo ha accusato - non corrisponde alle cose che emergono dalla nostra conoscenza della società italiana". Un concetto un po' oscuro nella forma, ma chiarissimo nella sostanza: non credete alla realtà empirica descritta da Draghi, europessimista e antitaliano, ma credete alla "realtà immaginata" che vi racconto io, superottimista e salvatore della Patria.
Solo una settimana fa il premier, compiaciuto, aveva definito "berlusconiane" le "Considerazioni finali" del governatore. Se le aveva lette, mentiva allora. Se non le ha lette, sta mentendo adesso. Basta ricostruire i fatti, per svelare la frottola scandalosa pronunciata sulla pelle dei veri "invisibili" (i reietti del lavoro) e per far cadere ancora una volta la maschera circense indossata dal Cavaliere (qui, come sul Casoria-gate o sul dopo-terremoto). A "Porta a porta" Berlusconi ha dichiarato: "Oggi come mai i cittadini pensano che lo Stato è vicino. Non ho notizia di qualcuno che dica "abbiamo fame"... Abbiamo, ed è già operativo, accorciato le pratiche per la cassa integrazione, e tutti coloro che perdono il lavoro hanno il sostegno dello Stato. Copriamo fino all'80% dell'ultimo stipendio, ma la gente che segue anche dei corsi può arrivare quasi al 100% dell'ultimo stipendio... I "co. co. pro." possono avere una percentuale rispetto a quello che hanno introitato rispetto all'anno precedente... Ne ho parlato con il ministro Sacconi, ed è tutto già operativo". Delle due l'una. O il presidente del Consiglio non sa di cosa parla. O specula politicamente sulla vita della povera gente. E non lo dicono i pericolosi "bolscevichi" del Pd. Lo ha detto, appunto, il governatore di Bankitalia: "Il nostro tasso di povertà relativa è molto superiore alla media di Eurolandia: 20%, contro il 16% dei nostri partner. Il nostro sistema di protezione sociale rimane frammentato. Lavoratori identici ricevono trattamenti diversi solo perché operano in un'impresa artigiana invece che in una più grande. Si stima che 1,6 milioni di lavoratori dipendenti e parasubordinati non abbiano diritto ad alcun sostegno in caso di licenziamento. Tra i lavoratori a tempo pieno del settore privato oltre 800 mila, l'8% dei potenziali beneficiari, hanno diritto a un'indennità inferiore ai 500 euro al mese... La Cassa integrazione ordinaria è stata diffusamente usata... la sua copertura potenziale è tuttavia limitata - interessa un terzo dell'occupazione dipendente privata - e fornisce al lavoratore un'indennità massima inferiore, in un mese, alla metà della retribuzione media dell'industria... Per oltre 2 milioni di lavoratori temporanei il contratto giunge a termine nel corso di quest'anno. Più del 40% è nei servizi privati, quasi il 20 nel settore pubblico. Il 38% è nel Mezzogiorno". Così stanno le cose nel Paese reale, fuori dal mondo virtuale immaginato da Berlusconi. Perché non è poi così difficile stabilire chi stia mentendo, tra un premier che alla vigilia del voto europeo chiede al "suo" popolo di rinnovare e rafforzare il plebiscito, e un'istituzione neutrale e autorevole come la Banca d'Italia che non chiede niente a nessuno ma esige solo ascolto e rispetto. Per averne conferma basta interrogare un po' più a fondo il ministro del Welfare. Chi ha ragione, tra Berlusconi e Draghi? "A modo loro - è la sorprendente risposta di Maurizio Sacconi - possono avere detto tutti e due una cosa vera. Noi abbiamo esteso a tutti i lavoratori subordinati, "potenzialmente", quella protezione del reddito che oggi, in assenza di queste misure straordinarie, sarebbe limitata solo a una parte dei lavoratori dipendenti: a quelli delle industrie sopra i 15 dipendenti, a una piccola parte del terziario. E questa operazione, da 32 milioni di euro nel biennio 2009-2010, "potenzialmente" copre tutti i lavoratori subordinati, anche quelli con contratti a termine, apprendisti o lavoratori interinali...". Il problema è capire cosa significhi quel "potenzialmente", ripetuto due volte dal ministro. "Si tratta di vedere se il lavoratore ha maturato i requisiti di accesso - è la sua risposta - non si può accedere ai sussidi avendo lavorato solo un giorno. Da sempre, con unanime consenso delle forze politiche e sociali, il sussidio dev'essere responsabilmente gestito sulla base di un periodo già lavorato. Non a caso noi non proteggiamo un giovane in attesa della prima occupazione. Dobbiamo dargli servizi, opportunità di apprendimento, di congiunzione tra la scuola e lavoro, non certo un salario garantito...". E dunque, per quanti lavoratori la coperta del nostro Welfare sarà inevitabilmente corta, tanto da lasciarli del tutto scoperti? "E' impossibile dirlo", conclude Sacconi. Detto altrimenti: nell'irrealtà berlusconiana tutti sono "potenzialmente" coperti. Nel realtà italiana molti sono "concretamente" scoperti. Quanti siano gli uni e gli altri, in ogni caso, il governo non lo sa. Sacconi, che è persona onesta, ha almeno il coraggio di riconoscerlo. Il Cavaliere, cui manca il pregio minimo della "dissimulazione onesta", spergiura il suo "tutti", e la chiude lì. Lo dice Lui, dunque va creduto a prescindere. Sarebbe stato bello se, nello studio di "Porta a porta" o in quello di "Radio anch'io", qualcuno avesse sollevato qualche obiezione al presidente del Consiglio, e gli avesse fatto notare l'inconsistenza dei suoi seducenti "annunci" e l'incongruenza delle sue sedicenti "verità". Ma ancora una volta, in quelle "dependance" mass-mediatiche di Palazzo Grazioli è risuonato solo il Verbo del Cavaliere. L'"irresponsabilità delle parole", secondo Max Weber, coniugata all'"inverificabilità degli eventi", secondo Karl Popper.
m. gianninirepubblica. it (6 giugno 2009)
Dedicato a tutti coloro che osannano Berlusconi.
sabato 6 giugno 2009
martedì 2 giugno 2009
> Caro Salvatore,> non so chi abbia potuto dire che scrivi troppo. Dal canto mio penso che ogni contributo, tuo o di chi volesse, è sempre utile.> Ho letto l'articolo di Giannini e trovo che la sua analisi sia corretta e puntuale.> Devo dirti che ci sono una serie di cose che proprio non mi si chiariscono...per esempio:> da più parti vengono richiami alla condizione dei salariati italiani, scopriamo di essere quasi ultimi in una graduatoria fatta tra i trenta paesi più industrializzati, scopriamo di avere redditi medi inferiori alla Grecia, scopriamo che i nostri salari hanno il più basso potere d'acquisto in Europa...Bankitalia lo dice, Confindustria, fra i denti, lo dice, i sindacati lo dicono, i politici lo dicono, noi salariati lo diciamo tutti i giorni...ma non cambia mai un cazzo!! Anzi, mi sembra di assistere sempre ad una corsa al ribasso, quando si tratta di ridiscutere un contratto.> Ho la netta sensazione che lo si dica solo per piaggeria, perchè fa consenso parlarne.> Credo che nessuno, da destra e da sinistra, abbia o abbia mai avuto l'intenzione di dare più peso agli stipendi.Credo che esista il timore che in questo paese alzare gli stipendi servirebbe solo ad incoraggiare ulteriori aumenti dei prezzi e quindi inflazione non controllabile.Credo che la logica stia esattamente nel principio dell'attesa...ovvero, se maometto non va alla montagna, prima o poi la montagna andrà da Maometto...tradotto: se non alziamo gli stipendi qualcuno, prima o poi, sarà costretto ad abbassare i prezzi. Sarà mai questo il paese di Bengodi?> Non so a chi l'ardua sentenza.> Ti saluto.> Stefano Russo
Caro Stefano, ho letto la tua risposta e il tuo punto di vista riguardo allo stallo sui contratti potrebbe essere un'idea, ma io personalmente non credo che la montagna andrà da Maometto, credo che non appena la situazione economica migliorerà e si potrà spendere qualche soldo, i prezzi incominceranno a salire, oggi è ricominciato a salire il prezzo della benzina. Per quanto riguarda i nostri stipendi, oggi noi della Rai siamo collocati fra il 30 e 40 posto. Riguardo il nostro rinnovo contrattuale, vedo la situazione molto critica e negativa.Nell'incontro ufficiale del 29 u.s. con la Rai, ci siamo visti snocciolare una serie di dati economici tutti negativi. Il nuovo direttore generale ha messo sul piatto 15,5 milioni di euro per ilrinnovo contrattuale che tradotto in cifre porterà ad un aumento di 25 euro in busta paga. Rispetto all'anno scorso dove la Rai impegnò 11milioni di euro x gli interventi gestionali, quest'anno la cifra non supererà i 5milioni di Euro. Immaginerai la nostra risposta, ma nonostante tutto abbiamo deciso di stare al tavolo ci sono troppe cose importanti in ballo a cominciare dalla digitalizzazzione che comporterà x forza di cose ad un nuovo modello produttivo più snello, poi cè l'eterno probblema delle figure professionali e delle nuove figure professionali. Io credo che i lavoratori dovranno questa volta lottare, noi alla fine delle discussioni, li porteremo alla lotta, la mia speranza e che tutto il mondo sindacale in Rai si unisca, sono molto scettico. Nel nostro ultimo comunicato assembleare x Napoli ho invitato altre forze sindacali ad unirsi a noi, x il futuro del centro, fino ad oggi nessuno si è fatto vivo. Credo che mai come oggi sarà necessario convincere i lavoratori ad unirsi, a fare i loro interessi che non sono quelli giornalieri, ma quelli futuri, in special modo x coloro che hanno poca anzianità Rai.
Caro Stefano, ho letto la tua risposta e il tuo punto di vista riguardo allo stallo sui contratti potrebbe essere un'idea, ma io personalmente non credo che la montagna andrà da Maometto, credo che non appena la situazione economica migliorerà e si potrà spendere qualche soldo, i prezzi incominceranno a salire, oggi è ricominciato a salire il prezzo della benzina. Per quanto riguarda i nostri stipendi, oggi noi della Rai siamo collocati fra il 30 e 40 posto. Riguardo il nostro rinnovo contrattuale, vedo la situazione molto critica e negativa.Nell'incontro ufficiale del 29 u.s. con la Rai, ci siamo visti snocciolare una serie di dati economici tutti negativi. Il nuovo direttore generale ha messo sul piatto 15,5 milioni di euro per ilrinnovo contrattuale che tradotto in cifre porterà ad un aumento di 25 euro in busta paga. Rispetto all'anno scorso dove la Rai impegnò 11milioni di euro x gli interventi gestionali, quest'anno la cifra non supererà i 5milioni di Euro. Immaginerai la nostra risposta, ma nonostante tutto abbiamo deciso di stare al tavolo ci sono troppe cose importanti in ballo a cominciare dalla digitalizzazzione che comporterà x forza di cose ad un nuovo modello produttivo più snello, poi cè l'eterno probblema delle figure professionali e delle nuove figure professionali. Io credo che i lavoratori dovranno questa volta lottare, noi alla fine delle discussioni, li porteremo alla lotta, la mia speranza e che tutto il mondo sindacale in Rai si unisca, sono molto scettico. Nel nostro ultimo comunicato assembleare x Napoli ho invitato altre forze sindacali ad unirsi a noi, x il futuro del centro, fino ad oggi nessuno si è fatto vivo. Credo che mai come oggi sarà necessario convincere i lavoratori ad unirsi, a fare i loro interessi che non sono quelli giornalieri, ma quelli futuri, in special modo x coloro che hanno poca anzianità Rai.
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