Cari amici, il 16 e 17 giugno 2009, mi è capitato di leggere due articoli( che accludo) che mi hanno fatto sobbalzare dalla sedia. Come voi tutti sapete (almeno lo spero), sono iniziate le trattative per il rinnovo del contratto di lavoro Rai,ad ogni riunione l’azienda cerca di convincerci delle difficoltà economiche in cui versa la Rai, difficoltà in massima parte dovute ad una drastica riduzione della pubblicità, i due articoli mi hanno fatto toccare con mano questa realtà rappresentata al tavolo, ma mi hanno fatto capire che,questo Governo dall’inizio dell’anno, strumentalmente, ha dirottato la sua pubblicità istituzionale in massima parte verso le reti Mediaset. Per i pochi che non lo sapessero a capo di questo governo è il signor Berlusconi, il padrone di Mediaset, che in questi giorni, praticamente, ha esortato gli industriali a dare la pubblicità solo agli editori amici, cioè a lui. A capo del dipartimento editoria del governo era Mauro Masi attuale direttore Generale della rai che, oggi attraverso i suoi dirigenti ci mette al corrente delle difficoltà economiche della Rai, derivanti in particolare dai mancati introiti pubblicitari e per questo noi lavoratori della rai dovremmo accollarci un ridicolo rinnovo economico, una pesante riduzione degli attuali diritti economici contrattuali. Sembra una barzelletta, ma è la pura verità. Leggete attentamente gli articoli e date un vostro parere.
Ciao Salvatore Monaco
E Berlusconi premia le sue tv boom di pubblicità istituzionale
ROMA - Investimenti più che triplicati per le tv e per quelle targate Mediaset in particolare. E rubinetti ormai chiusi, giusto poche gocce, qualche spicciolo, per la carta stampata. Palazzo Chigi ha già messo in pratica dall' inizio dell' anno l' indirizzo che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha «suggerito» agli imprenditori che lo ascoltavano sabato a Santa Margherita. Il report della Nielsen Company sull' utilizzo dei fondi per pubblicità istituzionale a disposizione della Presidenza del Consiglio dei ministri conferma, numeri alla mano, l' andazzo che era ormai evidente agli addetti ai lavori. E intanto in Rai scoppia il caso Tg1, col Pd che accusa la nuova direzione di Augusto Minzolini di essere nuovo «organo di propaganda berlusconiana». Il premier Berlusconi lo aveva detto ai giovani imprenditori: «Anche voi, non dovreste dare pubblicità ai media catastrofisti». Anche loro come lui, infatti: catastrofisti o no, i giornali ha deciso di punirli. La tabella della Nielsen, qui pubblicata, mette a confronto l' utilizzo fatto negli ultimi tre mesi di vita del governo Prodi dei 2 milioni di euro a disposizione del dipartimento Editoria, con il trend nello stesso periodo (gennaio-marzo 2009), quando con Berlusconi il dipartimento è stato guidato da Mauro Masi, oggi alla direzione generale Rai. Ebbene, la presidenza di centrodestra ha incrementato del 237% gli investimenti a beneficio delle tv private, da 932 mila a 3 milioni 137 mila euro (la Rai deve mettere in onda gratuitamente i messaggi istituzionali). In pratica, quasi l' intero budget (3 milioni 288 mila euro) dirottato sulle emittenti tv. Con azzeramento o quasi dell' investimento sulla carta stampata: da 369 mila euro del trimestre Prodi a 9 mila euro di quello berlusconiano, meno 98%. Flessione verticale anche per magazines e internet. Ma a balzare agli occhi è soprattutto l' impennata dello stanziamento in favore di Canale5 (da 440 milaa oltre2 milioni di euro), Italia1 (da 230 milaa 536 mila euro)e Rete4 (da 163 a 253 mila). «È in atto, da parte dei grandi investitori pubblicitari, uno spostamento dalla Rai e dalla stampa verso i canali Mediaset - spiega Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazioni del Pd - temo che non abbia a che fare con dinamiche di mercato. La cosa stupefacente è che lo spostamento viene anticipato dalla presidenza del Consiglio. Siamo ormai alla esibizione, al colmo del conflitto di interessi». Intanto, sul Tg1 si scatena la polemica. Il Pd, con Piero Martino e Fabrizio Morri, mette sotto accusa la nuova gestione dopo i servizi di politica della sera: «Da ieri è ufficiale, con la direzione Minzolini il Tg1 diventa l' organo dell' offensiva di Berlusconi contro il Pd». Il Pdl fa quadrato: «Intimidite». La direzione del Tg1 si difende: «Reazione scomposta, sono illazioni». - CARMELO LOPAPA
La Rai vince sugli ascolti ma perde rispetto alle reti del Biscioneinvestimenti ridotti solo sui canali Rai e sulla carta stampata
Mediaset, affari d'oro con gli spotla pubblicità va sulle tv del premier
MILANO - L'effetto Palazzo Chigi regala per la seconda volta un paracadute anticrisi a Mediaset. Era già successo a fine 2001, nei primi mesi del governo Berlusconi bis, quando il Biscione aveva visto le sue entrate pubblicitarie rimanere stabili mentre quelle Rai (13,6%) erano andate a picco.L'attrazione fatale dei grandi investitori per le tv del premier è andata in onda in fotocopia nel 2009: la recessione, come ovvio, ha falcidiato i conti del settore. Ma Publitalia (-10,53% nei primi quattro mesi dell'anno secondo Nielsen) ha retto molto meglio della Sipra, la concessionaria della tv pubblica, che ha archiviato il quadrimestre con un pesantissimo -20,4% rispetto a inizio 2008, quando primo ministro era ancora Romano Prodi. La forbice non si spiega con l'audience. Anzi. La Rai nel periodo si è cavata qualche soddisfazione in più di Mediaset. Non solo: dove il traino "politico" del Cavaliere non funziona, come in Spagna, le cose vanno peggio per Cologno: i ricavi pubblicitari di Telecinco sono calati nei primi tre mesi 2009 del 37%, a fronte del -28% delle tv iberiche.I dati non sono una sorpresa. E non solo per il precedente di otto anni fa. La linea l'aveva dettata lo stesso premier lo scorso ottobre, quando in un incontro a Villa Madama con gli imprenditori - secondo i resoconti - aveva tuonato contro i programmi Rai, rei di diffondere "panico e sfiducia", domandandosi che senso avesse per un industriale comprare spot in queste trasmissioni. Le aziende hanno preso buona nota dei consigli per gli acquisti del premier-editore. E molte di loro, pur tagliando drasticamente i propri investimenti promozionali, hanno provveduto a premiare l'ottimismo delle reti Mediaset. I grandi gruppi delle tlc, ad esempio, hanno sforbiciato di diversi milioni di euro le proprie spese promozionali. Ma la bolletta è andata tutta a carico della Rai (che ha visto i loro investimenti calare di 7 milioni in tre mesi) e della carta stampata (-2,5, malgrado i segni positivi di Wind e Fastweb) mentre Publitalia ha incassato dai re dei telefonini oltre 5 milioni in più. Stesso discorso per le case automobilistiche - attivissime in tv dopo gli incentivi alla rottamazione del governo - che hanno dirottato in maggioranza i loro budget verso le reti del Biscione, dando un bel colpo di forbice (altri 7 milioni in meno) agli stanziamenti per Viale Mazzini. Salvo Fiat che ha equamente distribuito un aumento di oltre 2 milioni tra pubblico e privato. La Rai - in un paese dove i confini tra interessi privati e interessi pubblici sono molto labili - non può contare nemmeno sui parenti più stretti. Non solo il governo ha aumentato vertiginosamente gli spot "istituzionali" sui network controllati dal premier. Ma ci sono pure aziende pubbliche che hanno garantito a Cologno ritocchi dei propri investimenti pubblicitari superiori a quelli girati ai "cugini" della tv statale. Tutte scelte aziendali perfettamente lecite, va da sé. Ma che lasciano la sgradevole impressione che nessuno voglia mettersi contro un premier che - come ha fatto quattro giorni fa dal palco dei giovani di Confindustria - brandisce gli spot come un'arma politica. Anche questa, volendo, non è una novità in assoluto. "Quando è stata fondata Forza Italia sono stato chiamato da Silvio Berlusconi ad Arcore e concordammo di utilizzare il canale della pubblicità per finanziare in maniera occulta il partito - ha detto durante gli interrogatori ai magistrati Calisto Tanzi dopo il fallimento della Parmalat - in sostanza trasferimmo quote di pubblicità da Rai a Publitalia". Forse i tempi non sono troppo cambiati.
(17 giugno 2009)
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