> Caro Salvatore,> non so chi abbia potuto dire che scrivi troppo. Dal canto mio penso che ogni contributo, tuo o di chi volesse, è sempre utile.> Ho letto l'articolo di Giannini e trovo che la sua analisi sia corretta e puntuale.> Devo dirti che ci sono una serie di cose che proprio non mi si chiariscono...per esempio:> da più parti vengono richiami alla condizione dei salariati italiani, scopriamo di essere quasi ultimi in una graduatoria fatta tra i trenta paesi più industrializzati, scopriamo di avere redditi medi inferiori alla Grecia, scopriamo che i nostri salari hanno il più basso potere d'acquisto in Europa...Bankitalia lo dice, Confindustria, fra i denti, lo dice, i sindacati lo dicono, i politici lo dicono, noi salariati lo diciamo tutti i giorni...ma non cambia mai un cazzo!! Anzi, mi sembra di assistere sempre ad una corsa al ribasso, quando si tratta di ridiscutere un contratto.> Ho la netta sensazione che lo si dica solo per piaggeria, perchè fa consenso parlarne.> Credo che nessuno, da destra e da sinistra, abbia o abbia mai avuto l'intenzione di dare più peso agli stipendi.Credo che esista il timore che in questo paese alzare gli stipendi servirebbe solo ad incoraggiare ulteriori aumenti dei prezzi e quindi inflazione non controllabile.Credo che la logica stia esattamente nel principio dell'attesa...ovvero, se maometto non va alla montagna, prima o poi la montagna andrà da Maometto...tradotto: se non alziamo gli stipendi qualcuno, prima o poi, sarà costretto ad abbassare i prezzi. Sarà mai questo il paese di Bengodi?> Non so a chi l'ardua sentenza.> Ti saluto.> Stefano Russo
Caro Stefano, ho letto la tua risposta e il tuo punto di vista riguardo allo stallo sui contratti potrebbe essere un'idea, ma io personalmente non credo che la montagna andrà da Maometto, credo che non appena la situazione economica migliorerà e si potrà spendere qualche soldo, i prezzi incominceranno a salire, oggi è ricominciato a salire il prezzo della benzina. Per quanto riguarda i nostri stipendi, oggi noi della Rai siamo collocati fra il 30 e 40 posto. Riguardo il nostro rinnovo contrattuale, vedo la situazione molto critica e negativa.Nell'incontro ufficiale del 29 u.s. con la Rai, ci siamo visti snocciolare una serie di dati economici tutti negativi. Il nuovo direttore generale ha messo sul piatto 15,5 milioni di euro per ilrinnovo contrattuale che tradotto in cifre porterà ad un aumento di 25 euro in busta paga. Rispetto all'anno scorso dove la Rai impegnò 11milioni di euro x gli interventi gestionali, quest'anno la cifra non supererà i 5milioni di Euro. Immaginerai la nostra risposta, ma nonostante tutto abbiamo deciso di stare al tavolo ci sono troppe cose importanti in ballo a cominciare dalla digitalizzazzione che comporterà x forza di cose ad un nuovo modello produttivo più snello, poi cè l'eterno probblema delle figure professionali e delle nuove figure professionali. Io credo che i lavoratori dovranno questa volta lottare, noi alla fine delle discussioni, li porteremo alla lotta, la mia speranza e che tutto il mondo sindacale in Rai si unisca, sono molto scettico. Nel nostro ultimo comunicato assembleare x Napoli ho invitato altre forze sindacali ad unirsi a noi, x il futuro del centro, fino ad oggi nessuno si è fatto vivo. Credo che mai come oggi sarà necessario convincere i lavoratori ad unirsi, a fare i loro interessi che non sono quelli giornalieri, ma quelli futuri, in special modo x coloro che hanno poca anzianità Rai.
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Se lo scrivere troppo avesse dissuaso filosofi, storici, magistrati e giornalisti seri, oggi saremmo un popolo di bestie senza una direzione. Qualcuno potrebbe ribattere: perché cosa siamo diventati? Credo che chi come il sindacato oggi, fautore di una coscienza sociale, si limita ad assecondare le proposte dei padroni (aggettivandosi come riformista) porta sulla propria testa il futuro del mondo del lavoro.
RispondiEliminaCome si può pensare di accettare turni di dodici ore e premi di 900 euro con la logica di ridurre gli appalti ... quando in quelle situazioni dovrebbero lavorare due squadre!?!
Questo sembra essere il preludio della fine. Nell'ottica dei "corsi e ricorsi storici" questo ciclo discendente ci sta riposrtando all'età pre-industriale dove in nome della modernità e dello sviluppo si è lasciata calpestare la dignità e i diritti dei lavoratori.
In che mondo possiamo concedere di essere usati come numeri in ragione di profitto e perdita?
Se in RAI c'è stata l'epoca dei professori, questa si può dire sicuramente quella dei "Contabili".
Dateci voi una risposta che non si limiti al semplice profitto che passa dal padrone al lavoratore ... come questo mondo del lavoro è chiamato a modificarsi con l'uso delle nuove tecnologie? chi se non il sindacato e il mondo del lavoro può e deve interrogarsi e reindirizzare il futuro, quello dei nostri figli!