le impressioni del primo incontro
Parole, molte e intrise di significati sottili, sono state versate da ambo le parti durante il primo incontro a Viale Mazzini per il rinnovo del CCL dei quadri-impiegati-operai della RAI e delle società del Gruppo. Come si può immaginare l’Azienda, lì rappresentata dall’avv. Marco Anstasia affiancato dalla dott.ssa Pennarola, ha esordito con la conta dei debiti e delle “manovre di contenimento” che, per quest’anno, hanno frenato l’impatto duro e devastante della crisi economica mondiale: circa 140 milioni di euro di mancati introiti pubblicitari.
Nessuna delle parti sociali ha abbandonato il tavolo, pur rispondendo a tono ricordando la volontà palesata dai vertici di non accettare l’accordo con SKY (cioè mancate entrate nelle casse RAI per 472 milioni di euro e la probabile multa relativa alla gestione della divulgazione su tutte le piattaforme mediatiche dei contenuti che compongono il Servizio Pubblico), nonostante le affermazioni quindi, tutti erano consapevoli che questo rinnovo segnerà un nodo cruciale per lo stesso futuro della RAI s.p.a. e/o Servizio Pubblico.
Riqualificazione delle categorie, digitalizzazione, appalti e collaborazioni, RAIN24 e multimedialità, alcuni degli aspetti normativi e organizzativi trattati nell’incontro, ma più di tutto l’adeguamento economico degli stipendi: Inflazione programmata o reale.
Un dualismo che mette ed ha messo in discussione lo stesso senso della discussione economica. Quanto, in questo momento di congiuntura, sono veritieri i dati dell’inflazione programmata? Che questo dato sia fondamentale è indubbio, e che l’Azienda pare, ad oggi, non tenerne conto è altrettanto indubbio, viste le prime affermazioni fatte sugli utili messi a disposizione degli Affari Sindacali di Viale Mazzini per questo rinnovo: 23 EURO di aumento della Prima Voce.
Una indicibile e surreale parola a due cifre che, vista la già critica condizione dei salari dei lavoratori RAI (soprattutto degli assunti dopo il ’95, i più bassi del settore in Europa e al trentesimo posto in Italia), non può essere neppure presa in considerazione per una ipotetica base di partenza delle trattative, soprattutto se si tiene in considerazione il fatto che l’Azienda non ha palesato alcuna volontà di risolvere la vacanza economica derivata dai 17 mesi di mancato rinnovo economico e normativo del contratto.
Dopo una lunga disamina (relativamente pacata) sul recente passato di denuncia sugli sprechi e le razzie delle varie direzioni che, con l’uso di una “burocrazia galoppante”, hanno favorito appalti e collaborazioni esterne disperdendo importanti risorse economiche, i Sindacati hanno fissato dei paletti fondamentali per la stessa prosecuzione di questo rinnovo: la rivisitazione dei criteri di assegnazione del MOL, la riduzione degli appalti (in particolar modo nell’area news) anche con l’inserimento di regole per aumentare la flessibilità da parte dei lavoratori nel CCL, l’inserimento degli accordi sui bacini all’interno dei contratti collettivi e la regolarizzazione sistematica delle assunzioni a TD e future a TI, la diminuzione e/o l’annullamento dell’istituzione degli interventi gestionali e delle gratifiche (paliativo di latenze amministrative, come i mancati passaggi di categoria, e indegno modo di espressione del potere dei vari funzionar iati e dirigenze). Tutto questo affiancato ad una proposta economica adeguata, per ora palesata solo dallo S.N.A.TE.R. col Segretario Nazionale Piero Pellegrino, che prevede 2500 euro di aumento l’anno disposti in 1500 annui sulla prima voce e 1000 euro come premio di obbiettivo o legato al MOL (assegnazione determinata dai criteri di tassazione, ovviamente, più bassi). Lascia il tempo che trova l’affermazione del Libersind, rappresentato dal segretario Sucamele, che chiedeva un anticipo dei soldi stanziati per il rinnovo, cosa che avrebbe ridotto la trattativa successiva ad una banale e riduttiva “assegnazione di spiccioli”.
Cosa farà pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra: Il dictat ricevuto da Affari Sindacali di tirare all’osso la trattativa economica per trarre il maggior profitto possibile dalle Risorse Umane, che lascia immaginare che le mire del nuovo establishment aziendale non prevedono la crescita e l’indipendenza di mercato della RAI; oltre al fatto, da non sottovalutare, che i prossimi risultati elettorali potrebbero presentare un ulteriore stravolgimento nell’assetto aziendale e negli artefici dello stesso rinnovo contrattuale e quindi ad un possibile ridimensionamento di Affari Sindacali e Risorse Umane rispetto ad Acquisti e così via. Per i Profani, lo spostamento di interesse e quindi di budget di settore più ricchi da destinare agli appalti, alle coproduzioni ed alle collaborazioni piuttosto che verso i dipendenti, i mezzi e la manutenzione interni.
O peserà più la dignità e la fermezza della maggioranza delle sigle sindacali sulla questione economica e sulla gestione politica dell’azienda? Quanto questo arginerà una gestione politica e non amministrativa, totalmente scollata dalla struttura viva e storica della RAI (i dipendenti), che pare più interessata a gestire il potere ed i soldi per conto dei vari partiti politici pittosto che pensare di produrre (e come) un serio servizio pubblico, lo vedremo nei prossimi incontri!
Francesco Morra
Parole, molte e intrise di significati sottili, sono state versate da ambo le parti durante il primo incontro a Viale Mazzini per il rinnovo del CCL dei quadri-impiegati-operai della RAI e delle società del Gruppo. Come si può immaginare l’Azienda, lì rappresentata dall’avv. Marco Anstasia affiancato dalla dott.ssa Pennarola, ha esordito con la conta dei debiti e delle “manovre di contenimento” che, per quest’anno, hanno frenato l’impatto duro e devastante della crisi economica mondiale: circa 140 milioni di euro di mancati introiti pubblicitari.
Nessuna delle parti sociali ha abbandonato il tavolo, pur rispondendo a tono ricordando la volontà palesata dai vertici di non accettare l’accordo con SKY (cioè mancate entrate nelle casse RAI per 472 milioni di euro e la probabile multa relativa alla gestione della divulgazione su tutte le piattaforme mediatiche dei contenuti che compongono il Servizio Pubblico), nonostante le affermazioni quindi, tutti erano consapevoli che questo rinnovo segnerà un nodo cruciale per lo stesso futuro della RAI s.p.a. e/o Servizio Pubblico.
Riqualificazione delle categorie, digitalizzazione, appalti e collaborazioni, RAIN24 e multimedialità, alcuni degli aspetti normativi e organizzativi trattati nell’incontro, ma più di tutto l’adeguamento economico degli stipendi: Inflazione programmata o reale.
Un dualismo che mette ed ha messo in discussione lo stesso senso della discussione economica. Quanto, in questo momento di congiuntura, sono veritieri i dati dell’inflazione programmata? Che questo dato sia fondamentale è indubbio, e che l’Azienda pare, ad oggi, non tenerne conto è altrettanto indubbio, viste le prime affermazioni fatte sugli utili messi a disposizione degli Affari Sindacali di Viale Mazzini per questo rinnovo: 23 EURO di aumento della Prima Voce.
Una indicibile e surreale parola a due cifre che, vista la già critica condizione dei salari dei lavoratori RAI (soprattutto degli assunti dopo il ’95, i più bassi del settore in Europa e al trentesimo posto in Italia), non può essere neppure presa in considerazione per una ipotetica base di partenza delle trattative, soprattutto se si tiene in considerazione il fatto che l’Azienda non ha palesato alcuna volontà di risolvere la vacanza economica derivata dai 17 mesi di mancato rinnovo economico e normativo del contratto.
Dopo una lunga disamina (relativamente pacata) sul recente passato di denuncia sugli sprechi e le razzie delle varie direzioni che, con l’uso di una “burocrazia galoppante”, hanno favorito appalti e collaborazioni esterne disperdendo importanti risorse economiche, i Sindacati hanno fissato dei paletti fondamentali per la stessa prosecuzione di questo rinnovo: la rivisitazione dei criteri di assegnazione del MOL, la riduzione degli appalti (in particolar modo nell’area news) anche con l’inserimento di regole per aumentare la flessibilità da parte dei lavoratori nel CCL, l’inserimento degli accordi sui bacini all’interno dei contratti collettivi e la regolarizzazione sistematica delle assunzioni a TD e future a TI, la diminuzione e/o l’annullamento dell’istituzione degli interventi gestionali e delle gratifiche (paliativo di latenze amministrative, come i mancati passaggi di categoria, e indegno modo di espressione del potere dei vari funzionar iati e dirigenze). Tutto questo affiancato ad una proposta economica adeguata, per ora palesata solo dallo S.N.A.TE.R. col Segretario Nazionale Piero Pellegrino, che prevede 2500 euro di aumento l’anno disposti in 1500 annui sulla prima voce e 1000 euro come premio di obbiettivo o legato al MOL (assegnazione determinata dai criteri di tassazione, ovviamente, più bassi). Lascia il tempo che trova l’affermazione del Libersind, rappresentato dal segretario Sucamele, che chiedeva un anticipo dei soldi stanziati per il rinnovo, cosa che avrebbe ridotto la trattativa successiva ad una banale e riduttiva “assegnazione di spiccioli”.
Cosa farà pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra: Il dictat ricevuto da Affari Sindacali di tirare all’osso la trattativa economica per trarre il maggior profitto possibile dalle Risorse Umane, che lascia immaginare che le mire del nuovo establishment aziendale non prevedono la crescita e l’indipendenza di mercato della RAI; oltre al fatto, da non sottovalutare, che i prossimi risultati elettorali potrebbero presentare un ulteriore stravolgimento nell’assetto aziendale e negli artefici dello stesso rinnovo contrattuale e quindi ad un possibile ridimensionamento di Affari Sindacali e Risorse Umane rispetto ad Acquisti e così via. Per i Profani, lo spostamento di interesse e quindi di budget di settore più ricchi da destinare agli appalti, alle coproduzioni ed alle collaborazioni piuttosto che verso i dipendenti, i mezzi e la manutenzione interni.
O peserà più la dignità e la fermezza della maggioranza delle sigle sindacali sulla questione economica e sulla gestione politica dell’azienda? Quanto questo arginerà una gestione politica e non amministrativa, totalmente scollata dalla struttura viva e storica della RAI (i dipendenti), che pare più interessata a gestire il potere ed i soldi per conto dei vari partiti politici pittosto che pensare di produrre (e come) un serio servizio pubblico, lo vedremo nei prossimi incontri!
Francesco Morra


Nessun commento:
Posta un commento