
Le nomine si fanno in Cda, non a Palazzo Grazioli. E’ la rassicurazione fatta dal presidente della Rai, Paolo Garimberti, durante l’audizione dei vertici della Rai tenutasi ieri in commissione di Vigilanza. La dichiarazione del presidente di Viale Mazzini è arrivata su sollecitazione del capogruppo del Pd, Fabrizio Morri, che chiedeva ai vertici dell’azienda di smentire le indiscrezioni secondo cui di nomine si sia parlato nella residenza privata del presidente del Consiglio.
“Non ho smentito, perchè non smentisco l’ovvio - ha spiegato Garimberti - ma come ho già detto in Consiglio, finchè sarò seduto sulla sedia di presidente le nomine si fanno in Consiglio. E intendo mantenere questo impegno”.
Il neo presidente, in carica da poco più di un mese, in avvio di audizione aveva definito la Rai “Una nave macchinosa” ma anche “un corpo sano”. “E’ un’azienda solida - ha continuato - anche se deve fare i conti con la piaga forte dell’evasione del canone che sottrae intorno ai 450 milioni di euro l’anno”.
Garimberti ha avuto parole di ringraziamento per la commissione che lo “ha votato all’unanimità” e si è detto “caricato di senso di responsabilità”.
Rivolgendosi poi a Sergio Zavoli, presidente della commissione di vigilanza, ha quindi detto: “Lei per me rappresenta un esempio di presidente della Rai. Però i tempi sono diversi, le responsabilità di oggi sono molto diverse e particolari”.
Infine Garimberti si è assunto l’impegno di essere “il presidente di tutti, super partes, garante delle peculiarità del servizio pubblico, dove ho anche lavorato come direttore del Tg2 e lì mi accorsi subito che la Rai è piena di gente responsabile ed entusiasta. Lo stesso entusiasmo l’ho ritrovato adesso, ho trovato adesione al progetto di migliorare ancora la Rai nel suo essere servizio pubblico”.
Per far ciò Garimberti ha detto di volersi “ispirare ai principi di pluralismo e libertà d’informazione. Voglio essere garante di libertà”.
Infine, un pensiero all’avvento del digitale: “da utente penso ancora in analogico, però va pensato al digitale, che rappresenta un passaggio importante, è una delle criticità molto forti da superare. Se riusciremo a fare della Rai un’azienda moderna ed efficiente potrò dirmi soddisfatto del mio mandato”.
Sergio Zavoli, presidente della Commissione, è invece tornato sul ruolo del servizio pubblico: “La Rai - ha detto - si deve confrontare con il mercato ma anche distinguersi, lo dissi quando ne ero presidente nella convinzione che non accettare la sfida sarebbe stato un suicidio”.
“Il problema rimane fondamentale - ha spiegato ancora Zavoli - perchè si è persa l’identità del servizio pubblico. Ho visto ieri sera la tv e gli stilemi, la prurigine, gli ammiccamenti, erano dalla stessa parte della tv commerciale”. Per Zavoli invece “con il Paese deve essere preso l’impegno della promozione culturale che è tra i compiti della Rai”.
Ma nell’importante riunionione della commissione parlamentare sono stati toccati molti punti importanti per il futuro dell’azienda. Il direttore generale, Mauro Masi, ha presentato i conti e ha dato le cifre dell’effetto crisi sull’azienda: il calo di pubblicità, nel corso del 2009, si attesterà tra un minimo di 55 e un massimo di 150 milioni di euro. E, visto che la diminuzione nel primo trimestre è stata del 27%, rispetto al trimestre precedente, la soglia dei 150 milioni appare più probabile di quella dei 55. Il tutto a fronte di un’evasione del canone che ha superato il 30%. “Di questo passo - ha aggiunto Masi - il risultato d’esercizio del gruppo si attesterebbe verso una perdita di 120 milioni“.
Per questo, ha proseguito Masi, lui stesso presenterà “al Cda entro il mese di maggio una rimodulazione del budget aziendale con una puntuale individuazione di obiettivi e indirizzi, anche strategici, per tutte le aree di attività e per le società del gruppo”.
Il direttore generale, poi, è tornato indirettamente sul caso Annozero: “Mai visto in alcun assetto istituzionale - ha dichiarato - un’azienda che dà in appalto pezzi della propria linea editoriale e poi non ha modo di intervenire, e però ne risponde in toto”. Un argomento che il dg aveva peraltro già toccato nella seduta di una settimana fa del Cda di viale Mazzini, partendo appunto dalla vicenda Santoro. Masi aveva quindi preannunciato che era sua intenzione mettere mano a questa situazione.
Positivo il commento a quanto detto in audizione, da parte di Giorgio Merlo, Pd, vicepresidente della Commissione: “Dalla prima audizione in Vigilanza Rai emerge una nota positiva: stavolta, forse, abbiamo un vertice dell’azienda che ha le idee chiare su come raddrizzare le sorti della Rai e su come garantire la libertà di espressione e il pluralismo del servizio pubblico. Ma i nodi stavolta vanno affrontati e sciolti. A cominciare dalla cancellazione definitiva di tutti i tentativi politici tesi a piegare l’informazione Rai alla volonta’ del Governo e delle forze di maggioranza del centrodestra”.


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